STORIA DELLA FAMIGLIA MONTONE

Intervista a Remo Montone

pubblicato il21/09/2015 16:57:37 sezione News
san casciano dei bagni (siena)
STORIA DELLA FAMIGLIA MONTONE
Intervista a Remo Montone

La storia della famiglia Montone, come quella di tante altre famiglie italiane, affonda le sue radici nella storia dell’Italia e si perde nei meandri del tempo e si ricollega alla natura e alla terra. L’abbiamo ricostruita in questa intervista a Remo Montone che, ormai da alcuni anni, è andato alla ricerca delle origini della sua famiglia, riscoprendo il gusto e la passione di tornare a produrre vino secondo la tradizione e la passione tramandata dal nonno.

Remo, vuole presentarci la sua famiglia oggi?
La famiglia Montone oggi è una famiglia di avvocati; insieme ai miei figli Pierpaolo e Massimiliano, gestisco lo studio legale Montone & Partners fondato a Roma nel 1972. Tuttavia, da qualche anno, sentivo la necessità di affiancare alla mia attività professionale qualcosa che mi portasse a ritrovare il contatto con le mie origini: la terra e la natura.

La storia della vostra famiglia è legata infatti alla terra…
Si, possiamo dire che la storia della famiglia Montone ha inizio alla fine del 1800 quando mio nonno Guglielmo, come molti italiani, emigrò in Brasile in cerca di fortuna. Un’esperienza, questa, che nel bene o nel male ha segnato tantissimi italiani ma che nel caso della nostra famiglia fu di breve durata perché, qualche anno dopo, mio nonno riuscì a tornare in Italia e a comprare un terreno agricolo nel suo paese di origine Castellabate, mettendo in piedi una piccola azienda agricola di tipo familiare. Tra le varie colture impiantante egli ha dedicato particolare attenzione e cura alla produzione del vino utilizzando un vitigno autoctono. Il prodotto ottenuto artigianalmente in breve tempo ha ottenuto un particolare successo nella zona, anche se si trattava di un vino di alta gradazione alcolica…un vino d’altri tempi, insomma. Successivamente, mio padre Mario, nel proseguire l’attività di Guglielmo ha impiantato una nuova vigna preferendo altre uve come il Sangiovese e il Merlot, al fine di creare un prodotto più bevibile e più consono ai tempi.

Si vede che è molto legato alla figura di suo nonno, c’è qualche aneddoto o qualche immagine che ricorda con particolare affetto?
C’è un’immagine in particolare legata al ricordo di mio nonno, che fa capire quanto per lui fosse importante il legame con la terra e con il vino. Quando ero solo un bambino e andavo a trovarlo durante le ferie estive con la mia famiglia, durante il pranzo lui voleva sempre avermi a suo fianco insistendo affinché io bevessi un po’ di vino, nonostante le ripetute obiezioni di mia madre che sosteneva fossi troppo piccolo. Per lui era importante che fin da piccolo mi abituassi a questi sapori che poi mi sono portato dentro per tutta la vita.

Per questo ha poi deciso di “scappare” da Roma ed acquistare un casale in Toscana?
In parte si. Diciamo che l’idea è nata pensando al futuro, a qualcosa che mi distraesse dalla mia attività professionale e così con mia moglie abbiamo iniziato a cercare un casale finché non abbiamo trovato questo posto che abbiamo ritenuto adatto alla nostra famiglia e alla idea che stava maturando nella mia testa. Una volta acquistato il casale ho deciso di impiantare l’azienda agricola e grazie anche al supporto dei miei figli e delle mie nuore abbiamo impiantato una vigna, un uliveto e un frutteto a cui dedichiamo buona parte del nostro tempo libero.

È tornato così a produrre vino come suo nonno
Si, anche se in questo caso tutto è nato in una visione familiare. Volevo produrre un vino per la mia famiglia, un vino genuino e sano che mio portasse a riscoprire le mie origini e con esse il gusto di stare insieme, di fare insieme alla mia famiglia e agli amici una festa in occasione della vendemmia. L’idea di commercializzarlo è nata dopo aver constatato che si poteva ottenere un prodotto di qualità, catapultandoci con il supporto di mani esperte in questa nuova avventura che stiamo affrontando passo per passo con grande passione e umiltà, ben sapendo che ancora abbiamo tanto da imparare ma con la consapevolezza che la passione è stata tramandata anche ai miei figli a cui toccherà l’onere di proseguire su questa strada.

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